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Buddismo Chán
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«Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)

Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)

Che punta direttamente alla cuore-mente dell'uomo (直指人心)

Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛)»

(Quattro nobili versi di Bodhidharma, 達磨四聖句)

Il mwpabuddismo Chán rappresenta un insieme di scuole, dottrine e lignaggi del mwpqBuddismo cinese che fanno riferimento alla figura di mwpgBodhidharma, il leggendario monaco indiano tradizionalmente ritenuto il suo fondatore. Questo buddismo, sorto probabilmente alla fine del VI secolo in mwpwCina dal contatto del mwqaBuddismo Mahāyāna con le religioni autoctone come mwqqconfucianesimo e mwqgtaoismocite-ref-1[1], è tutt'oggi praticato in questo paese, con particolare riguardo ai lignaggi presenti ad mwrwHong Kong e a mwsaTaiwan e da lì trasferiti anche negli mwsqStati Uniti d'America e in mwsgEuropa. Dal buddismo Chán derivano le tradizioni dello mwswmwtaZen mwtqgiapponese, del mwtgSòn mwuacoreano e del mwuqThiền mwuwvietnamita.

Contents

Note

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Etimologia del termine Chán (禅)

mwwaChán (cinese classico 禪, lettura giapponese mwwqzen) è il tentativo di imitare il suono della parola sanscrita mwwgdhyāna con un ideogramma. In questo caso l'ideogramma funziona da mwwwfonema e non da epistema, ovvero è un segno latore di suono mentre il suo significato in cinese (letteralmente: "altare spianato'" o, anche: "abdicare") non ha alcuna importanza. Tuttavia, fanno notare alcuni autori, sebbene 禅 sia stato scelto per ragioni fonetiche per imitare il suono prodotto dalla parola dhyāna e non per il suo significato, il segno 禅 è composto, a sinistra, da 示, letto mwxqshì, e a destra da 単, letto mwxgdān, il primo significa “indicare, puntare a, mostrare”, il secondo vuol dire “solo, unico, semplice, singolo”, perciò intendendo assieme il senso delle parti, potremmo dire che 禅 contenga il significato complessivo di “mirare al massimo di semplicità” o “puntare all'uno”. Attualmente in giapponese 禅 ha solo il significato di "mwxwBuddismo Zen". 禅, mwyaChán, o più propriamente mwyqChánjiā (禅家), "scuole/famiglie/case del Chan", dal IX secolo è il nome mwygcinese di un insieme di lignaggi che compongono una scuola mwywbuddista dalle origini leggendarie che si fanno risalire all'altrettanto leggendario mwzaBodhidharma, -monaco indiano, o persiano, seguace della corrente del mwzqBuddismo Mahāyāna, giunto in Cina attorno al mwzgVI secolo. Il termine mwzwChánjiā (禅家) fu adottato per la prima volta -pare- dall'eclettico monaco e studioso cinese Zōngmì (宗密, 780-841)cite-ref-2[2]. Attualmente con mwbqChán si intende una corrente religiosa buddista sviluppatasi in Cina, grazie ad una profonda inculturazione in ambiente mwbgdaoista, a partire dalla mwbwdinastia Tang, fiorita sotto i mwcaSong, introdotta in altri paesi di influenza cinese. Molto nota è l'interpretazione mwcqgiapponese di questa scuola, che prende il nome di mwcgZen. Con quest'ultimo termine molti autori si riferiscono all'intera tradizione di questa scuola, comprese le sue radici cinesi. Mentre il carattere 禅, mwcwchán, venne utilizzato in tutto il mwdabuddismo cinese per mwdqtrascrivere il suono del termine mwdgsanscrito mwdwdhyāna con cui si designa il frutto meditativo, come traduzione cinese di mweadhyāna fu usata la coppia 靜慮 (pinyin mweqjìng-lǜ, giapponese mwegjōryo, coreano mwewjengnyeo)cite-ref-3[3].

Il leggendario fondatore Bodhidharma e le origini

È piuttosto difficile ricostruire le origini storiche del buddismo Chán. Il lavoro storiografico risente di alcuni ritardi dovuti alle traduzioni e alla comparazione di testi e cronache riportati nel mwggCanone cinese e non solo. Al momento la quasi totalità degli storici ritiene che i racconti tradizionali siano piuttosto esagerati se non addirittura inventati. Ciò non toglie che l'alone di mistero che avvolge questa scuola e la figura del suo leggendario fondatore mwgwBodhidharma ne accresca l'interesse e la peculiarità. Le fonti su cui si poggiano i racconti tradizionali sono piuttosto tarde, risalgono al mwhaJǐngdé zhuàndēng lù (景德傳燈錄, giapp. mwhgKeitoku dentō roku, Raccolta della Trasmissione della Lampada, mwhwT.D. 2076.51.196-467) redatto nel 1004 da Dàoyuán (道源). Quindi è indubbio che trascorrano almeno cinquecento anni tra le fonti e i fatti da esse narrati.

Purtuttavia vi sono fonti autonome da quelle della scuola Chán che accennano alla figura di mwigBodhidharma e del suo discepolo mwiwHuìkě (慧可, 487-593) come lo mwjamwjqXùgāosēngzhuàn (續高僧傳, mwjgT.D. 2060.50.425a-707a) redatto da mwjwDàoxuān (道宣, 596-667) nel 645, e rivisto da lui stesso prima della sua morte, nel 667. In questa opera mwkaDàoxuān parla di un mwkqbrahmano originario dell'mwkgIndia meridionale che arrivò in mwkwCina per diffondervi le dottrine del mwlaMahāyāna. Giunto per mare a mwlqNanyue, durante la mwlgDinastia Song meridionale (420-479), raggiunse da qui la capitale della mwlwDinastia Wei settentrionale (384-534) mwmaLuoyang, dove cercò di raccogliere, ma senza successo, dei discepoli, incontrando persino maldicenze. Solo in due lo seguirono, mwmqHuìkě (慧可, 487-593) e Dàoyù (道育,?-?). A loro trasmise la dottrina del mwmwmwnaLaṅkāvatārasūtra (Il Sutra della discesa a Lanka, 楞伽經 pinyin mwnqLèngqiéjīng, giapp. mwngRyōgakyō), che riteneva più adatta ai cinesi e la tecnica della meditazione del mwnwbìguān (壁觀, guardare il murocite-ref-4[4]) per mezzo della pratica (行入 mwpqxíngrù ) e del principio (理入 mwpglǐrù). mwpwDàoxuān afferma che Bodhidharma morì sulle rive del Fiume Lo il quale, essendo noto come terreno di esecuzioni, fa supporre che sia stato giustiziato durante le ribellioni del periodo della mwqqDinastia Wei settentrionale.

Tuttavia ad una attenta lettura, questa biografia presenta alcune contraddizioni: tratta di un maestro di mwqwdhyana che pratica lo "sguardo verso il muro" e che non stima le scritture, mentre contemporaneamente promuove un sutra di origine mwraCittamatra, il mwrqmwrgLaṅkāvatārasūtra. È evidente che mwrwDàoxuān opera almeno su due fonti contraddittorie. Da una parte, sulla pratica del mwsabìguān, si rifà allo mwsqÈrrù sìxíng lùn (二入四行論, giapp. mwsgNinyū shigyō ron, Trattato sulle due entrate e le quattro pratiche)cite-ref-5[5] testo rinvenuto nella grotta n. 17 delle mwtwGrotte di Mogao, redatto a partire dagli insegnamenti del maestro intorno al 600 dal discepolo di Bodhidharma (ma più probabilmente un discepolo di mwuaHuìkě), Tànlín (曇林, 506–574); dall'altra, per le informazioni sul mwugmwuwLaṅkāvatārasūtra, si rifà ad un erede della tradizione Chan, Fǎchōng (法沖, 587?-665)cite-ref-6[6]. Nella introduzione all'mwwqÈrrù sìxíng lùn , Tànlíncite-ref-7[7], indica Bodhidharma come terzo figlio di un re 'brahmano' dell'India meridionale "attraversando montagne e mari"cite-ref-8[8]. Di certo al tempo di mwywDàoxuān Bodhidharma non era ancora considerato il 28º patriarca indiano del buddismo Chán.

Altra considerazione importante, e storicamente abbastanza accertata, è che ai tempi di mwzqDàoxuān, sul Monte Dòngshān (東山, Picco o Monte orientale)cite-ref-referencea-9-0[9], nasceva una nuova scuola forse di origine mw0wTiāntái, fondata dai monaci mw1aDàoxìn (道信, 580-651) e mw1qHóngrěn (弘忍, 601-674) e praticante esclusivamente la tecnica del mw1gmw1wdhyāna. I discepoli di mw2aHóngrěn, mw2qFǎrù (法如, 638-689), Huìān (惠安 o 慧安, 582-709) e Shénxiù (神秀, 606-706), diffusero a mw3aChang'an e a mw3qLuoyang le dottrine di questa nuova scuola, avviando la redazione del mw3gChuánfǎbǎojì (傳法寶紀, giapp. mw3wDenhō bōki, mw4aT.D. 2838.85.1291) e del mw4qLèngqié shīzī jì (楞伽師資記, giapp. mw4gRyōgashijiki, mw4wT.D. 2837.85.1283-1291) in cui amalgamarono la tradizione monastica di Dòngshān e la tradizione scolastica del mw5qmw5gLaṅkāvatārasūtra. La nuova scuola buddista cinese si sviluppò rapidamente e venne denominata come mw5wDámózōng (達摩宗, dal nome del fondatore) o mw6aLèngqiézōng (楞伽宗, dal nome del sutra di riferimento). Con la sua diffusione, il fondatore Bodhidharma acquisì conseguentemente le sue caratteristiche leggendarie.

I possibili primi lignaggi della scuola Chán

Esistono differenti e contraddittorie fonti sul primo lignaggio della scuola buddista Chán e sul suo fondatore Bodhidharma, tutte risalenti tra il VII e il IX secolo.

• Il primo documento del lignaggio mw7qChán è rappresentato da un epitaffio collocato nei pressi del monastero mw7gShàolín (少林寺, mw7wShàolín-sì). In questo epitaffio, denominato mw8aEpitaffio di Fǎrù (法如, o Fa-ju), databile intorno al 689cite-ref-10[10], viene indicato il fondatore, Bodhidharma, seguito da altri cinque nomi: mw9gHuìkě (慧可, 487-593), mw9wSēngcàn (僧璨,mw-a ?-606), mw-qDàoxìn (道信, 580 - 651), mw-gHóngrěn (弘忍, 601 - 674) e mw-wFǎrù (法如, 638-689).
• Mentre nel mw-qLèngqié shīzī jì (Memorie dei maestri e dei discepoli di Lanka, 楞伽師資記, giapp. mw-wRyōga shiji ki, mwaqaT.D. 2837.85.1283-1291) opera rinvenuta nelle mwaqeGrotte di Mogao e attribuita a Jìngjué (淨覺, 683-750?) allievo di Xuánzé (玄則,mwaqm ?) a sua volta allievo di Shénxiù (神秀, 606?-706) il fondatore della scuola mwaquChán denominata mwaqyBeizōng (北宗, Scuola settentrionale) si sostiene, invece, essere il fondatore di questa scuola il monaco indiano (o singalese) mwaqcGuṇabhadra (cinese 求那跋陀羅, mwaqgQiúnàbátuóluó, 394-468), il secondo traduttore in cinese del mwaqkLaṅkâvatārasūtra e in questa fonte considerato il maestro di Bodhidharmacite-ref-11[11]. Il mwaq4Lèngqié shīzī jì omette peraltro Fǎrù e lo sostituisce come sesto patriarca con Shénxiù aggiungendo Pǔjí (普寂, 651-739) come settimo patriarca Chán.
• Il mwariChuánfǎbǎojì (傳法寶紀 mwarqT.D. 2838.85.1291), opera dell'VIII secolo rinvenuta nelle mwaruGrotte di Mogao il cui autore è un non meglio identificato "Du Fei", segue l'elenco dell'Epitaffio di Fǎrù aggiungendo come settimo patriarca, dopo Fǎrù, Shénxiù.
• Le fonti del Chán "meridionale", (denominato mwarcNánzōng 南宗禪) come il mwargLiùzǔ tánjīng (六祖壇經, Sutra della piattaformacite-ref-referenceb-12-0[12] del sesto patriarca, mwar4T.D. 2008.48.346a-362b) tradizionalmente attribuito a mwar8Huìnéng (慧能, 638-713), fanno invece seguire il quinto patriarca Hóngrěn da Huìnéng considerato il sesto ed ultimo patriarca cinese della scuola Chán. Tutte le scuole del buddismo Chán e del mwasaBuddismo Zen oggi esistenti seguono questo lignaggio.
• Un'altra fonte del Chán "meridionale", lo mwasiYǒngjiā zhèngdào gē (永嘉證道歌, Canto dell'immediata illuminazione, mwasqT.D. 2014.48.395c-396c) opera del monaco Yǒngjiā Xuánjué (永嘉玄覺, giapp. Yoka Daishi, 665-713), discepolo di Huìnéng, il sesto patriarca Chán secondo la tradizione della scuola del Sud (Nánzōng 南宗禪), viene riferito per la prima volta che Bodhidharma è il ventottesimo patriarca di una trasmissione dell'insegnamento che ha in mwasyMahākāśyapa, discepolo del Buddha Śākyamuni, il primo patriarca.
• Nel mwasgBǎolín zhuán (寳林傳) risalente agli inizi del IX secolocite-ref-13[13] viene inoltre riportato il seguente lignaggio indiano di Bodhidharma: mwas4Buddha Śākyamuni 1. mwas8Mahākāśyapa 2. mwataĀnanda 3. Śaṇakavāsa 4. Upagupta 5. Dhṛṭaka 6. Micchaka 7. Vasumitra 8. Buddhanandin 9. Buddhamitra 10. Pārśva 11. Puṇyayaśas 12. Aśvaghoṣa 13. Kapimala 14. mwateNāgārjuna 15. mwatiKāṇadeva 16. Rāhulata 17. Saṅghanandin 18. Gayāśata 19. Kumārata 20. Jayata 21. Vasubandhu 22. Manorhita 23. Haklena 24. Āryasiṃha 25. Basiasita 26. Puṇyamitra 27. Prajñātāra 28. mwatmBodhidharma. Anche questo lignaggio indiano è quello riconosciuto da tutte le scuole Chán/Zen oggi esistenti, che derivano dalle scuole Chan di lignaggio cosiddetto "meridionale" (南宗, mwatqnánzōng).

La storia

I lignaggi e la storia del mwatcChán, così come indicati dalla tradizione della scuola del Sud (mwatgNánzōng 南宗禪) che vogliono indicare come sesto ed ultimo patriarca mwatkHuìnéng (慧能, 638-713), sarebbero dunque messi in discussione, secondo numerosi studiosi, dalla scoperta nelle mwatoGrotte di Mogao (nei pressi di mwatsDunhuang) di diversi antichi manoscritti che riporterebbero altre e differenti tradizionicite-ref-14[14].

Se mwaueHuìnéng è considerato un personaggio esistito storicamente e fondatore di un monastero Chán, altrettanta storicità viene assegnata a mwauiDàoxìn (道信, 580 - 651), quarto patriarca di questa scuola, e al suo successore mwaumHóngrěn (弘忍, 601 - 674). Dei precedenti tre patriarchi in Cina, mwauqBodhidharma (483-540), mwauuHuìkě (慧可, 487-593), mwauySēngcàn (僧璨,mwauc ?-606), non abbiamo che cenni spesso tardi e contraddittori. Eppure sembra chiaro che questa scuola non può essere emersa dal nulla. Le ipotesi attualmente da verificare sono diverse. Di certo la prima figura autenticamente Chán di cui si ha contezza storica è il quarto patriarca, mwaugDàoxìn, un monaco di scuola mwaukTiāntái del monastero di Dōnglín (東林, situato ai piedi del mwauoMonte Lu) allievo di mwausZhìkǎi (智鎧, 533-610) a sua volta allievo diretto di mwauwZhìyǐ (智顗, 538-597). Nelle mwau0Grotte di Mogao è stato ritrovato un suo manoscritto il mwau4Rùdào ānxīn yào fāngbiàn fǎmén (入道安心要方便法门) dove egli afferma: «Sta' seduto in meditazione con sforzo zelante! Lo star seduti in meditazione è il fondamento... Chiudi la porta e sta' seduto! Non leggere Sutra, non parlare con gli uomini. Se tu pratichi così e ti sforzi per molto tempo, allora il frutto è dolce, come per la scimmia che prende il gheriglio dal guscio. Di costoro ne esistono poche» . È evidente la rottura di mwau8Dàoxìn con gli insegnamenti di mwavaZhìyǐ, propugnatore della pratica meditativa dello mwavemwavizhǐguān (止觀), il quale pochi decenni prima avvertiva: «Coloro che studiano [solo] il mwavmmwavqdhyāna sanno soltanto contemplare la penetrazione del principio; la loro mente si fonda con tutto ciò che incontrano, ma non ha l'intelligenza dei nomi e dei segni specifici e non conosce una sola frase delle scritture»cite-ref-15[15]. Da qui prende piede l'ipotesi che il diciottenne monaco mwavktiāntái mwavoDàoxìn abbia effettivamente incontrato sul mwavsMonte Lu, come narra la tradizione, uno mwavwchánshī (禪師, maestro di mwav0chán-dhyāna itinerante, figura religiosa in quell'epoca piuttosto diffusa), di nome Sēngcàn, che lo ha iniziato alla esclusiva pratica meditativa dello mwav4zuòchán (坐禅, giapp. mwawamwawezazen) ma secondo la tecnica dello mwawibìguān (壁觀, guardare il muro) e non dello mwawqmwawuzhǐguān (止觀, calma e discernimento) e al solo studio del mwawymwawcLaṅkāvatārasūtra (Il Sutra della discesa a Lanka, 楞伽經 mwawgLèngqiéjīng, è conservato nello mwawkmwawoJīngjíbù), sutra di derivazione mwawscittamātra non particolarmente considerato dalla scuola Tiāntái che prediligeva l'approccio mwawwmadhyamaka. Se a ciò aggiungiamo il fatto che nella scuola mwaw0Tiāntái era d'obbligo un corso di studio e pratica che abbracciava praticamente tutte le dottrine conosciute, potremmo spiegare perché, come sostenuto recentemente dagli studiosi statunitensi Richard H. Robinson e Williard L. Johnsoncite-ref-16[16]: «il punto di forza del sistema Tiantai, ovvero la sua globalità, era anche la sua debolezza, in quanto chiedeva ai suoi seguaci di effondere le proprie energie nello sforzo di conoscere profondamente tutte le aree della dottrina e della pratica. Questa potrebbe essere una delle ragioni per cui, nel VII secolo, molti monaci Tiantai passarono alle nuove scuole Chan in via di sviluppo».

E così fu anche per Dàoxìn che si trasferì sul Monte Dòngshān (東山, Picco o Monte orientale)cite-ref-referencea-9-1[9], nell'omonimo monastero e dove morirà nel 651 lasciando il lignaggio a mwaxgHóngrěn ma la trasmissione anche a mwaxkFǎróng (法融, 594-657) che svilupperà una corrente Chán parallela, conosciuta come mwaxoNiútóuchán (牛頭宗, mwaxwNiútóu zōng), che si estinguerà in Cina nel IX secolo, ma che verrà trasmessa in mwax0Giappone da mwax4Saichō come scuola mwax8Gozu (牛頭宗, mwayaGozu shū).

Lo scontro sul lignaggio di Hóngrěn e la polemica tra la scuola del Nord ( Beizōng 北宗禪) e la scuola del Sud ( Nánzōng 南宗禪)

La morte di Hóngrěn sembrerebbe segnare uno spartiacque nella storia del Buddismo Chán. La legittimità della sua eredità, dell'eredità del suo patriarcato, verrebbe contesa tra due suoi discepoli: Shénxiù (神秀, 606?-706) e mwayyHuìnéng (慧能, 638-713).

La principale fonte su Huìnéng è il mwaygLiùzǔ tánjīng (六祖壇經, Sutra della piattaformacite-ref-referenceb-12-1[12] del sesto patriarca, mway4T.D. 2008.48.346a-362b), attribuito allo stesso Huìnéng. Testi scoperti nelle mway8Grotte di Mogao suggeriscono tuttavia più versioni di questo mwazasutra che viene attribuito ad un assistente di Huìnéng, un non meglio conosciuto Fahai. Studi recenticite-ref-17[17] indicano tuttavia in Fahai un seguace della scuola mwazuNiútóuchán (牛頭宗, mwazcNiútóu zōng) fondata da mwazgFǎróng (法融, 594-657). Da notare inoltre il carattere 經 (mwazkjīng, sutra) contenuto nel titolo dell'opera e tradizionalmente applicato esclusivamente a raccolte i cui detti sono riferiti al mwazoBuddha Śākyamuni.

Comunque sia, questa fonte ci narra che giunto sul mwazwHuángméishān, Huìnéng incontrò mwaz0Hóngrěn il quale gli contestò che difficilmente un "barbaro del Sud" poteva divenire un mwaz4buddha. Huìnéng gli replicò che nonostante si potessero osservare differenze tra le genti del Sud e quelle del Nord, la mwaz8natura di Buddha era per tutti la stessa. Hóngrěn riconobbe in Huìnéng un uomo illuminato e per non turbare la formazione dei monaci del suo monastero lo relegò al ruolo di sguattero delle cucine impartendogli in segreto i suoi insegnamenti più profondi.

Giunto sul punto di morte e dovendo stabilire il suo successore il patriarca Hóngrěn chiese ai monaci di esporre in versi l'essenza del mwaaeDharma buddista. Narra lo mwaaiLiùzǔ tánjīng che il capo dei monaci, Shénxiù (神秀, 606?-706) presentò i seguenti versi, ponendoli nel corridoio di fronte alla porta della cella del V patriarca:

«Il vero albero del

Bodhi

è il corpo,

la mente è il suo specchio lucente.
Lascialo sempre perfettamente chiaro,
che non vi sia un solo granello di polvere.»

(Liùzǔ tánjīng, 六祖壇經)

La notte successiva Huìnéng lasciò il suo scritto accanto alla prima poesia:

«Non vi fu mai l'albero del

Bodhi

,

e neppure il suo specchio lucente.
tutto è fin dall'inizio immacolato,
dove cadrà la polvere?»

(Liùzǔ tánjīng, 六祖壇經)

Quando il V patriarca lesse i versi di Huìnéng decise di nominarlo, in segreto, suo successore. Huìnéng lasciò quindi il monastero fuggendo nuovamente verso Sud inseguito dai discepoli Shénxiù che reclamavano la successione per il loro maestro. Solo in seguito Huìnéng prese gli ordini monastici e insegnò nei monasteri della città di Caoji, fondando lì un proprio monastero, il Bǎolín-sì (寶林寺).

Huìnéng morì nel 713 e oggi la sua mummia è conservata nel monastero buddista Nánhuá (南華寺, mwabmNánhuá-sì) situato nei pressi di mwabqShaoguan (oggi nella parte settentrionale della provincia di Guandong).

Il testo mwabcagiografico mwabgLiùzǔ tánjīng narra quindi la vicenda della trasmissione al VI patriarca Chán come uno scontro tra il legittimo successore di Hóngrěn, Huìnéng, e il capo dei monaci Shénxiù, considerando il secondo come privo dei diritti di successione.

La fama di Huìnéng e la legittimazione del suo lignaggio la si deve tuttavia esclusivamente a Shénhuì (神會, 668-760) un monaco i cui scritti sono stati rinvenuti nelle mwabwGrotte di Mogao. In questi testi risulta che Shénhuì il 15 gennaio del 732 lanciò dal monastero Huátāi (滑台, a Nord di mwab0Luoyang, all'epoca capitale dell'mwab4Impero cinese) un vigoroso attacco contro la scuola Chán di Shénxiù, da Shénhuì denominata come scuola del Nord (mwab8Beizōng 北宗禪). L'attacco di Shénhuì era sulla illegittimità dell'insegnamento di quella scuola, scuola fino a quel momento tenuta in grande considerazione dalla Corte imperiale. Per comprovare la giustezza delle sue accuse, Shénhuì mostrava il possesso dell'abito del V patriarca Hóngrěn che poi era lo stesso abito di mwacaBodhidharma giunto a Huìnéng attraverso cinque generazioni di patriarchi. In quella occasione Shénhuì accusò anche l'erede di Shénxiù, Pǔjí (普寂, 651-739), di aver inviato degli emissari per staccare la testa alla mummia di Huìnéng, distruggendone la stele, e di essersi arrogato il titolo di settimo patriarca Chán. Ma l'accusa dottrinale nei confronti della scuola del Nord era ancora più incisiva, Shénhuì la considerava "gradualista", opposta a quella perseguita nel suo monastero che invece era "repentina". Così la citazione "meridionale immediata, settentrionale graduale" (南頓北漸) permeò la cultura buddista del tempo. Tale distinzione, graduale e immediata, si riferiva al raggiungimento della illuminazione. Secondo Shénhuì i seguaci di Shénxiù erano per un raggiungimento graduale della stessa, mentre lui, seguace di Huìnéng, la perseguiva nella modalità immediata. Il dibattito sulla distinzione fra conoscenza immediata e conoscenza graduale era proprio della cultura cinese, non solo buddista, fin dalla fondazione della scuola mwacidaoista Xuánxué (玄學, Scuola della Sapienza oscura) nata dopo il crollo subito dalla mwacqDinastia Han. Secondo la scuola Xuánxué, la mwacuDinastia Han pur avendo formalmente rispettato le indicazioni dei classici del mwacyDaoismo non ne aveva intuito la portata. Quindi la distinzione tra conoscenza immediata e conoscenza graduale (quest'ultima, secondo queste dottrine, non priva di rischi di fallimento nella comprensione) fu poi alla base di numerose divisioni tra le scuole buddiste cinesi sempre tese a dichiararsi nell'ambito, vincente, dell'immediato.

È evidente come l'attacco del proclama di Shénhuì, erede di Huìnéng e residente nel monastero Huátāi, fosse proprio Pǔjí, erede di Shénxiù e residente nel ben più famoso monastero di Dòngshān (東山, Picco o Monte orientale), già residenza dei primi patriarchi Chán. Da considerare inoltre che Shénxiù era considerato fino a quel momento legittimo erede di Huìnéng avendo peraltro goduto il pieno appoggio della imperatrice buddista mwacgWǔ Zétiān (武則天, conosciuta anche come Wǔ Zhào, 武曌, regno: 690-705).

Ma i fasti della scuola del Nord, la quale tuttavia si denominava scuola di Dòngshān, erano tramontati. L'imperatrice era morta da circa trent'anni e l'mwacoImpero cinese si avviava verso la crisi che provocherà la mwacsRibellione di An Lushan; esemplificativo fu il fatto che Shénhuì, nel frattempo condannato all'esilio per il suo proclama, si attivò ben presto nella vendita di certificati di ordinazione per rimpinguare le casse imperiali guadagnandosi il favore della Corte che gli permise di rientrare dall'esilio e di conquistarsi il titolo di VII patriarca Chán strappandolo a Pǔjí. La scuola di Shénhuì non è sopravvissuta così come il suo patriarcato ma

«l'eredità lasciataci da Shenhui sta nell'aver sostenuto la candidatura Huineng a Sesto Patriarca, assicurando così la presenza storica di questo un tempo semi sconosciuto monaco. Dalla fine dell'VIII secolo, infatti Huineng venne accettato come Sesto Patriarca da tutte le scuole Chan, e tutte le scuole Chan odierne risalgono, in ultima analisi, a due sue eredi putativi, Nanyue Huairan (677-744) e Qingyuan Xingsi (?-740). Il loro legame con Huineng è tenue -entrambi vengono presentati come suoi eredi in tarde opere biografiche, ma nessuno dei due viene menzionato dagli scritti più antichi- tuttavia la campagna di Shenhui ebbe tale successo che divenne virtualmente un obbligo affermare di discendere dal Sesto Patriarca.»

(Philip Yampolsky, pag. 283)

Dopo Huìnéng: Qīngyuán Xíngsī (青原行思) e Nányuè Huáiràng (南嶽懐譲)

Note

cite-note-11. Maspero, Henri (1981), Taoism and Chinese Religion, University of Massachusetts Press, ISBN 978-0-87023-308-1
cite-note-22. Un'altra versione sull'origine del termine mwaemChánjiā la troviamo nel mwaeqDizionario del Buddismo, curato da Philippe Cornu, dove si afferma che la scuola Chan: «Secondo fonti tardive d'epoca Song, sarebbe stata definita così da Nanquan Puyuan, VIII secolo.» Cfr. Cornu p.111.
cite-note-33. mwaegZengaku daijiten (Komazawa U.), 591d, e mwaekIwanami Bukkyō jiten, 447. Un'altra traduzione è 定, mwaeodìng in pinyin, (letta mwaes e mwaewtei in giapp.) da cui la coppia 禪定 usata per tradurre sia mwae0dhyāna sia mwae4samadhi.
cite-note-44. Vi sono molte interpretazioni su questa tecnica. La più diffusa, popolarmente, ritiene che sia una indicazione fisica nel senso di porsi di fronte ad un muro. In realtà secondo numerosi studiosi tale interpretazione è in realtà piuttosto tarda e richiamerebbe il mwafimiànbì (面壁) piuttosto che il mwafqbìguān (壁觀) dove 壁 (mwafy) andrebbe inteso come avverbio, ovvero guardare sé stessi come se si fosse un muro.(Cfr. ad es. Heinrich Domoulin mwafcEarly Chinese Zen Reexamined A Supplement to Zen Buddhism: A History Japanese Journal of Religious Studies 1993 20/ 1 pag.33).
cite-note-55. L'mwafsÈrrù sìxíng lùn (二入四行論) unitamente allo mwafw Xiūxīn yào lùn (修心要论, giapp. mwaf0 Shūshinyō-ron, Trattato degli elementi essenziali per coltivare la mente) e al mwaf4Rùdào ānxīn yào fāngbiàn fǎmén (入道安心要方便法门, giapp.mwaf8Nyudo anjin yo hoben homon, Insegnamenti fondamentali per il riposo della mente che accede alla Via ) sono ritenute le opere più antiche della scuola Chán.
cite-note-66. Fǎchōng è un personaggio che compare nelle ultime stesure del mwagmXùgāosēngzhuàn da parte di mwagqDàoxuān . Viene descritto come un monaco anti-convenzionale, critico nei confronti di mwaguXuánzàng e delle ordinazioni monastiche, che viveva come un mendicante e coltivava lo studio del mwagymwagcLaṅkāvatārasūtra. In questa biografia si sostiene che lo studio del mwaggmwagkLaṅkāvatārasūtra era propugnato dallo stesso Huìkě.
cite-note-77. Tànlín sarebbe stato anche un sanscritista e studioso, nonché propugnatore, del mwag0mwag4Śrīmālādevīsiṃhanādasūtra ("Sūtra sul ruggito del leone della regina Śrīmālā", 勝鬘師子吼一乘大方便方廣經 o 勝鬘經 pinyin mwag8Shèngmánjīng, giapp. mwahaShōmangyō, conservato nel mwahemwahiBǎojībù) tradotto in un fascicolo da Gunabhadra nel 436 (T.D. 353.12.217a-223b) e come il mwahmmwahqLaṅkāvatārasūtra, sutra che espone la dottrina del mwahuTathāgatagarbha.
cite-note-88. . Tuttavia, secondo Jeffrey Broughton: «This more historically feasible Bodhidharma came to North China via Central Asia». In mwahkBodhidharma. Encyclopedia of Buddhism. New York, McMillan, 2004, pag. 57.
cite-note-referencea-99. Il nome di questo Monte lo si deve alla montagna Shuāngfēng (雙峰, Vette gemelle, situato nella parte orientale della provincia di mwah8Hubei) di cui rappresenta il Picco orientale.
cite-note-1010. Tadeusz Skorupski e Ulrich Pagel. mwaimThe Buddhist Forum: Seminar Papers School of Oriental and African Studies, University of London, Pubblicato da Routledge, 1990, pag. 89
cite-note-1111. Philip B. Yampolsky. mwaicThe Platform Sutra of the Sixth Patriarch, Columbia University Press, New York, 1967, pag.20.
cite-note-referenceb-1212. Così denominato perché tradizionalmente recitato da un seggio rialzato nel monastero di Dafan (大梵) situato a mwai0Shaoguan.
cite-note-1313. «"The Chan list of Indian patriarchs was conventionally fixed at twenty-eight in the Baolin chuan (Transmission of the Treasure Grove), completed in 801». In: Albert Welter mwajeLineage, mwajiEncyclopedia of Buddhism, New York, McMillan, 2004, pag.463.
cite-note-1414. «Resoconti della vita di Bodhidharma si sono basati finora su materiali soprattutto agiografici come il mwajyJingde chuangdeng lu (1004). Tuttavia la scoperta di nuovi documenti fra i manoscritti di mwajcDunhuang trovati nell'Asia centrale all'inizio del XX secolo ha indotto gli studiosi cinesi e giapponesi a mettere in dubbio l'autenticità di questi resoconti» Bernard Faure in: Encyclopedia of Religion: Bodhidharma. New York, Mc Millan, 2005, pag.993-6.
cite-note-1515. mwajsUn lavoro di Paul L. Swanson sul confronto tra la pratica del mwajwchán e quella dello mwaj0zhǐguān mwaj4Archiviatomwaj8 il 10 luglio 2007 in mwakaInternet Archivemwake.
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Bibliografia

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• Lu K'uan yû. mwaloCh'an e zen , Roma: Edizioni Mediterrannee 1988

Voci correlate
Collegamenti esterni

• mwam4Sito dell'Associazione buddhista cinese, su buddhism.com.cn. URL consultato il 4 novembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 novembre 2015).
• mwanaSito dell'Associazione buddhista di Hong Kong, su hkbuddhist.org.
• mwani(EN) Ampia raccolta di testi e studi sul Buddhismo Chan e Zen - San Francisco State University, su online.sfsu.edu. URL consultato il 18 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2008).